One Piece, Netflix – 1×01 – Commento a 3

Stiamo guardando insieme la serie tv live action di One Piece, su Netflix. E abbiamo pensato che per ogni episodio ognuno di noi dirà la sua, così potremo condividerla con voi qui sul blog.


One Piece

La parola a Len:

Ammetto di aver cominciato il live action di One Piece solo ed esclusivamente perché in compagnia di Lara e Dev, quindi per ridere.

Non l’avrei mai guardata da solǝ e avrei commesso un grosso sbaglio.

Forse è una delle “analisi” più difficili che ho fatto, questa in cui mi sto buttando per One Piece, perché devo spiegare come mai è un prodotto così buono anche se le premesse parevano pessime.

Io conosco One Piece dal primo giorno in cui il fumetto è uscito in Italia.

L’ho letto (divorato) nel lontano Luglio 2001 e me ne sono innamoratǝ.

È una storia magica, ambientata in tanti mondi diversi, uno più assurdo dell’altro.

È una storia colorata, sopra le righe, piena di personaggi caratteristici e tutti diversi uno dall’altro.

Ma in particolare One Piece è una storia piena d’azione, di combattimenti, di scene “da fumetto”.

One Piece

I tempi di un fumetto, sia quelli comici che quelli d’azione, sono difficilissimi da riproporre nella realtà. Già un cartone animato è differente dall’opera a fumetti, figuriamoci un telefilm con persone vere.

Il disastro era dietro l’angolo.

One Piece poteva diventare un altro Street Fighter o un altro Mortal Kombat. Film che io amo, sia ben chiaro, ma che non sono recitati bene e non hanno scene d’azione credibili.

One Piece sembra invece aver trovato un equilibrio tra sogno e realtà che non era semplice ottenere.

Al momento posso parlare solo del primo episodio, ma sono quasi certǝ che ne vedremo delle belle nel corso della stagione.

Per dare una collocazione a questo episodio, visto che sono frescǝ di ri-ri-ri-lettura, dirò che siamo al primo volumetto italiano (per me è la prima stampa del 2001) che parte con la storia di Rufy e di come ottiene i suoi poteri.

Narra poi l’incontro con Kobi, gli scontri prima con Albida e poi con Morgan e infine l’incontro importantissimo con Zoro, il primo compagno di ciurma di Rufy, il primo che decide di seguirlo.

Ah, per amore personale utilizzo i nomi che mi sono cari e che derivano dal manga di One Piece.

Mi spiace ma Luffy non si può sentire, per me.

Il telefilm non è fedelissimo al manga, molte cose sono state cambiate e aggiunte.

Prima fra tutte Nami che qui si unisce a Rufy e Zoro prima del tempo e con dinamiche ben diverse.

Non sono cambiamenti che infastidiscono, almeno al momento; è comprensibile che per condensare tutto in una stagione si aumenti un po’ il passo e si riducano certi racconti.

I personaggi visti finora non sono stati alterati e, anzi, anche dal punto di vista estetico sono molto credibili.

Uno dei dubbi che avevo iniziando la serie erano proprio quei pugni in faccia dati dai colori utilizzati per capelli e vestiti.

Mi dicevo che per rendere credibile una ragazza coi capelli rossi non c’era bisogno di utilizzare un rosso così poco usuale, ad esempio.

Invece ho dovuto ricredermi e apprezzare il fatto che funziona.

Non so come, ma il tutto funziona alla grande.

Il mondo di One Piece, perfino nel manga in bianco e nero, è COLORATO. È fatato, magico, inesistente.

One Piece è una fiaba e nelle fiabe perfino i colori devono essere sopra le righe.

Rufy è rosso, è di un rosso acceso. Quello è il colore che più di tutti lo caratterizza.

L’attore scelto per interpretarlo è simpatico, ha un viso espressivo e Rufy È espressione.

Rufy è di gomma, con la faccia può fare qualunque cosa, è normale che le smorfie siano all’ordine del giorno.

In più Rufy è di un ingenuo e di uno stupido epocali.

Penso che l’attore si sia impegnato a rendere queste caratteristiche del personaggio a volte perfino recitando male.

Cioè non è lui che recita male, ma Rufy che è stupido e finisce per comportarsi in modo talmente assurdo che DEVE essere necessariamente reso con una recitazione altrettanto assurda.

Zoro è il verde. Quello dei suoi capelli e quello della sua panciera.

È sulle sue, schivo, solitario.

Ma non si tira indietro se deve aiutare qualcuno a combattere delle ingiustizie.

È fortissimo e capace di imporsi una disciplina ferrea.

Nel gruppo sarà sempre lui quello che dirà a Rufy quant’è scemo e che poco si lascerà andare a risate e dimostrazioni di idiozia.

Nella serie questi aspetti di Zoro sono resi abbastanza bene dall’attore scelto che non sorride molto e parla sempre per frasette corte e lapidarie.

Forse parla perfino un po’ troppo, per essere Zoro.

Nami è l’arancione. Dei suoi capelli e, poi vedremo, dei suoi adorati mandarini.

Lasciatemi dire che l’attrice scelta per la parte è adorabile nelle espressioni. È proprio dolce nei lineamenti e questo è un aspetto importantissimo di Nami che è tanto adorabile quanto scaltra, svelta e a volte anche spietata.

Il contrasto tra il suo aspetto e ciò che è capace di fare è costante del manga e mi pare che anche la serie proceda bene nel mostrarlo pienamente.

Nami, come lei stessa dice nell’episodio, ha dovuto fare scelte difficili per sopravvivere e ormai non guarda più in faccia nessuno; fa ciò che deve fare.

Questo sarà l’aspetto di lei che più colpirà Rufy insieme al fatto che nella ciurma sarà l’UNICA col senso dell’orientamento.

Poi lasciatemi urlare quanto sono felice della diversità e dell’inclusione che questa serie ha fatto chiamando a recitare attori e attrici di tutte le nazionalità, di tutti i generi e sessualità.

Purtroppo One Piece manga nasce in un’epoca in cui si commettevano gravi errori da questo punto di vista e Oda non è stato da meno.

Un esempio su tutti la rappresentazione di Mister Two che spesso mi fa venir voglia di lanciare il fumetto dall’altra parte della stanza.

Diciamo che in quel caso si presentava anche l’annoso problema delle traduzioni italiane che spesso all’epoca usavano espressioni e parole che non erano neanche lontanamente quelle espresse nell’opera originale.

Ovviamente mi aspetto i giusti cambiamenti da fare nella serie e la correzione delle solite cose che non si possono e non si devono più dire e fare.

Che dire di Kobi?

Kobi è perfetto.

Dal rosa dei suoi capelli alla timidezza con cui esprime sogni e speranze per il futuro.

Shanks e la sua ciurma, Rufy da piccolo, Hermeppo e la breve apparizione di Bagy e Kabaji sono state altre piacevoli scoperte.

Il lavoro sui costumi e sulla resa dei personaggi riprende quello di set e locations: una semplicità che colpisce.

Se conosci i personaggi sai subito chi sono, se non li conosci probabilmente te li ricorderai, perché ognuno ha la sua caratteristica che lo contraddistingue.

I set sono altrettanto perfetti nella loro semplicità; in alcuni punti ho perfino visto delle inquadrature prese pari pari dalle vignette del manga.

Uniche note critiche vanno a Morgan, al quale avrei fatto una mascella che sembrasse davvero di ferro e non di plastica.

E a Albida, che doveva essere molto brutta, per ragioni che si scopriranno dopo, e che invece è una bellissima ragazza già adesso.

One Piece

Altra nota dolente è l’OST, ma non per colpa delle musiche della serie, per colpa di quelle dell’anime che sono meravigliose ed imbattibili. Perciò diciamo che la serie ci perde solo nel paragone.

Ultima considerazione da fare è quella sui combattimenti.

Non sono visivamente spettacolari, c’è da dirlo. Purtroppo.

Non c’è rapidità, non c’è impatto, si vede che il tutto è fatto il più realisticamente possibile, coi mezzi a disposizione di cast e comparse, ma con questo tipo di combattimenti il risultato finale non è entusiasmante.

Abbiamo a che fare con un ragazzo che si allunga a dismisura, con uno spadaccino che è quasi il migliore del mondo, che combatte tenendo una spada in bocca, abbiamo a che fare con una ragazza che usa il suo bastone allungabile come fosse una majorette e con la stessa precisione di un battitore di baseball, ci sono creature con superpoteri incredibili, con capacità innaturali.

Ovvio che sia difficile renderlo in un live action, perciò ripeto che il risultato a volte lascia un po’ a desiderare.

Nulla che dia fastidio però, è solo stonato rispetto a tutto il resto.

Poi si potrebbe correggere il tutto con un budget più alto in un’eventuale prossima stagione, se questa prima avrà un grande successo. Vedremo.

Per ora le premesse sono buone e non vedo l’ora di continuare la visione.

La parola a Lara:

Allora partiamo dal dato di fatto che io non conosco One Piece!

Eh sì, non ho mai letto il manga e di conseguenza non conosco la storia.

Non che non ci abbia mai pensato a recuperarlo, ma tra il poco tempo e la poca necessità di compiere questa impresa fino ad ora non mi è mai capitata l’occasione giusta.

Un’altra certezza di me è che sono una divoratrice di serie tv e film, quindi ecco che mi si presenta l’occasione di recuperare per una via diversa dal manga, One Piece.

Netflix deve aver saputo di questa mia carenza e ha fatto in modo di dedicargli una serie sapendo che l’avrei sicuramente vista.

E così è stato! In compagnia di Len e Dev ho visto il primo episodio, che ho trovato spassoso, piacevole e divertente. Poi ci sono i galeoni e i pirati, come potrei non seguire questa serie?

I quattro personaggi che ho conosciuto nel primo episodio li trovo tutti a loro modo carismatici, perchè presi singolarmente hanno tutti la loro caratteristica predominante. E quello che li accomuna è la ricerca del One Piece.

Luffy che da piccolo divora il frutto del diavolo e diventa di gomma, questa cosa è fantastica!

Può districarsi in una miriade di situazioni in un batter d’occhio.

Però come tutte le cose belle anche questa ha il suo prezzo, Len mi ha precisato che sì, è praticamente immortale, ma l’acqua è il suo peggior nemico!

Chissà se lo vedrò mai alle prese con questa problematica nella serie tv.

In ogni caso è un protagonista in tutti i sensi! Positivo e trascinatore! E vuole diventare un pirata! 

Poi c’è quello che definirei il sognatore timido e impacciato Koby, che nel primo episodio viene aiutato da Luffy a decidere della propria vita, e poi sul finale le loro strade sembrano dividersi.

Chissà se è una separazione definitiva.

Nella combriccola che si unisce a Luffy c’è uno spadaccino veramente bravo e veloce, a dirvela cosi mi sembra riduttivo.

Zoro con le sue katane è qualcosa da fare invidia a uno chef quando affetta un arrosto!

Mi è sembrato un tipo schivo e introverso, il classico personaggio che aiuta chi ha bisogno e non si fa coinvolgere da niente e da nessuno.

Poi c’è la ladra Nami, schiva indifferente e aggressiva, almeno così vuole farci credere nel primo episodio, ma secondo me, come tutti i protagonisti di questa serie, anche lei ha un passato da raccontare, e sono molto curiosa di conoscerlo.

Sul finale si è presentato quello che io ho definito subito il Joker/Harley Queen della situazione, a richiamare il ricordo sicuramente il suo aspetto nell’insieme poi, voglio dire, si chiama Bagy il Clown!

Forse e dico forse, perchè io come detto il manga non lo conosco, sarà il primo di una serie di cattivi con cui i protagonisti avranno a che fare?

La location mi piace un botto ovviamente, perchè è tutto a tema, così come i costumi e il rum da vecchi lupi di mare! 

La parola a Dev:

Benché faccia i miei recapponi qui sul blog dei capitoli odierni del manga, devo ammettere che la prima parte di One Piece la vidi tramite l’anime di Italia 1, nel 2001.

Un po’ come Len, solo che Len ha avuto la fortuna di leggerlo dall’inizio, io no perché all’epoca pensavo fosse solo un cartone animato e non esistesse il fumetto.

Quindi ammetto con tutta sincerità che devo recuperare tutto il manga dall’inizio fino alla saga di Marineford, saga da cui ho cominciato a leggere One Piece… poca roba insomma.

Ma quando ho sentito anni fa che avrebbero fatto una serie tv live action, come potevo perdermela?

Così insieme a Len e Lara, ho cominciato a dare una rinfrescata ”OnePiecesosa” alla mia mente con il pilot della serie… pilot che non mi pento di definire promosso!

One Piece

Parto col dire che Iñaki Godoy, Mackenyu e Emily Rudd rappresentano benissimo rispettivamente Monkey D. Rufy, Roronoa Zoro e Nami.

Cioè sono loro, e forse trovo solo Mackenyu superiore agli due per la sua interpretazione.

Certo, il modo in cui i 3 si conoscono nella serie non è proprio fedele al manga, ma bisogna pure considerare che hanno condensato in 8 episodi la prima saga del Mare Orientale e quindi, nonostante la supervisione di Eiichiro sensei, qualcosa è stato cambiato, cosa che un po’ tutti avevano già preventivato.

E devo dire che non mi dispiace, perché vedere il manga traposto sullo schermo 1:1, senza niente di nuovo, così come lo conosciamo, non so…è veramente la cosa che tutti vogliono?

Perché in questo episodio pilota ci ho visto veramente passione e un minimo di fedeltà rispetto ad altri prodotti simili.

Già il fatto che hanno inserito la scena di Zoro che incontra un membro della Baroque Works, cosa che se non sbaglio veniva solo accennata nel manga o nell’anime, è già un punto a loro favore.

Ma poi i flashback dell’esecuzione di Gold Roger, del piccolo Rufy con Shanks e la sua ciurma, li ho trovati veramente ben fatti.

Shanks, al contrario delle prime immagini che mostrarono, secondo me risulta essere convincente, mi sono ricreduto.

Un po’ tutti i personaggi mostrati in questo primo episodio sono convincenti e non sembrano essere dei cosplayer da 4 soldi.

Certo alcuni personaggi minori non hanno proprio il physique du rôle per il personaggio che interpretano…cito Lucky Lou, Makino, Benn Beckman e il giovane Mihawk (che mi è sembrato un vampiro di Twilight), ma sono cose su cui ci si può passare sopra.

One Piece

I combattimenti non sono malvagi come li hanno coreografati, quelli che non mi hanno convinto appieno sono quelli di Rufy.

Capisco che lì bisogna fare un uso pesante di CGI, però manca proprio la rapidità, il suo essere una trottola impazzita quando combatte… da rivedere nei prossimi episodi, può darsi che migliorino.

Un’altra cosa che mi è piaciuta, è che ci sono scene belle crude e violente, cosa che non mi aspettavo di vedere.

E l’OST secondo me fa il suo sporco lavoro, non credo sia da bocciare, poi c’è una canzone che sentiremo più avanti che sto ascoltando spesso in questi giorni, ma non voglio dirvi per ora qual è (l’avete riconosciuto inoltre il motivetto di Bink’s Sake nel flashback del piccolo Rufy? Come poteva mancare!)

Queste erano le nostre impressioni del pilot, adesso non ci resta che darvi appuntamento al prossimo episodio. Se volete nei commenti diteci la vostra su One Piece targato Netflix!

E se avete già visto tutta la serie, ricordate di non fare spoiler!

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