Apro anche questo episodio di Interview With The Vampire con una premessa doverosa (per me) che nel primo episodio avevo solo accennato.
Scrivo di Interview With The Vampire proprio per dire la mia su argomenti che non andrei mai ad affrontare sotto i post o le affermazioni di altre persone.
I propri pensieri si scrivono a casa propria, sarebbe buona educazione se tutti facessero così.
Io sono sempre dalla parte di chi ama le opere originali e non le vuole vedere cambiare.
Anch’io sono così in moltissime occasioni, mi dà fastidio se si cambiano personaggi, scene, senso delle scene, dialoghi…
Ma non vado a rompere le palle agli altri con le mie considerazioni, chiaro?
Nella vita mi è successo un’infinità di volte di provare delusione per questo o quell’adattamento di libro, videogioco, fumetto…
Me la sono messa via, ne ho parlato dove era mio diritto parlarne, ho sfogato ogni fastidio provato e fine.
Credetemi che dagli anni ’80 ad oggi ne ho viste tante di porcate girate e spacciate per adattamenti.
E vorrei non si dimenticasse mai che faccio parte di quella generazione che ha visto le stesse merde di trame e dinamiche proposte e riproposte come fossero cibo vomitato e poi servito di nuovo a cena.
Giusto per rendervi l’idea dello schifo che ci siamo dovuti sorbire noi della minoranza.
Che a voi puristi delle opere della Rice non piaccia quest’adattamento di Interview With The Vampire va benissimo.
Mi spiace per voi, se non avete avuto ciò che desideravate.
Però, ecco, il mio dispiacere è marginale.
Perché secondo me la serie è ottima e sono felice di averla e se dovete essere scontenti voi per questo pace, me ne farò una ragione.
Per una volta va bene a noi.
Però non si va in giro dalla gente a rompere le palle, ci arrivate?
Non si va sotto al video di qualcuno, sotto alla fanfiction, sotto al disegno a dire Questa serie fa schifo.
Siete maleducati, stupidi e anche tristissimi.
Andate dalla produzione a lamentarvi, semmai, che cazzo rompete a quelli a cui la serie è piaciuta?
Che problemi avete?
No, perché io di queste cose ne vedo tutti i giorni e non mi capacito di quanto la gente è cretina.
Parla quanto vuoi per i cazzi tuoi, nei posti tuoi.
Che tu vada dove la serie è gradita a spiegare perché non dovrebbe avere successo è proprio da idiota.
Tesoro, lo so che non è uguale al libro, so leggere anch’io sai?
Il motivo per cui mi piace è proprio quello.
La serie di Interview With The Vampire è una fanfiction che prende spunto dai lavori della Rice così come Hannibal ha fatto coi lavori di Harris.
Nessuno toglie niente alle opere originali, tutti possono andare a leggersi le opere originali che, anzi, avranno una bella botta di vita adesso.
Rallegratevi.
Poi magari decideranno di riportare la serie sulla precisa scia dei libri e allora toccherà a me mollarla, chi lo sa?
Nell’intrattenimento tutto gira dove girano i soldi.
Staremo a vedere.
Però tristissimo il fatto di andare a fare opera di convincimento sotto ai lavori degli altri.
Non so, chi scrive fanfiction sulla serie dopo che legge il vostro commento indignato sull’inaccuratezza di personaggi e scene dovrebbe fare cosa?
Smettere di scrivere e di guardare la serie?
Fate il favore…
C’è un’altra polemica idiota che è uscita su questa serie, ma ne parlerò più avanti mica che mi brucio tutte le stronzate su un pezzo solo.
Sarebbe un peccato.
Veniamo a cose belle.
Questo episodio si apre con una cena sontuosa preparata per Daniel da tutto l’entourage di Louis.
Oh, tra parentesi, ‘sto cazzone di Louis dice tanto di Lestat ma ha servitori e vive come un re.
Non so nemmeno se Lestat ci è arrivato a questi livelli di sboroneria fastidiosi.
Rashid invita Daniel a sedersi a tavola e gli dice che Louis lo raggiungerà alla settima portata.
Daniel si stupisce che i piatti siano così tanti e chiede “Fattening me up for the inevitable end?” (Mi state ingrassando per l’inevitabile fine?)
Queste battute da adesso in poi saranno la prassi.
Daniel avrà quasi sempre un modo brillante di rivolgersi alle persone con cui interagisce lì dentro.
E il suo modo di affrontare la situazione sarà sempre tra il rassegnato, l’annoiato e il sarcastico.
Daniel è il valore aggiunto di questa versione.
Forse perché ha poco da perdere, forse perché ha capito Louis più di quanto Louis capisca se stesso, ma Daniel ha in mano le conversazioni nonostante quello a parlare di più sia sempre Louis.
Ha più saggezza un umano arrivato a quell’età, di un vampiro centenario ma reso vampiro a trent’anni.
Sei stato umano troppo poco, Louis, e hai faticato pure ad essere un vampiro dopo.
Hai ancora tanto da imparare.
E forse Louis lo sa, per quello ha richiamato Daniel.
Adesso mi faccio una domanda e mi do una risposta, perché non è che la letteratura e l’intrattenimento aiutino tanto da questo punto di vista.
Ma davvero sono un vampiro centenario e vado a vampirizzarmi un ragazzino?
E ragazzino per me si intende pure uno fino ai trent’anni, eh?
Cioè, passi attraverso i secoli, le mode, le usanze e quando ti devi creare un compagno te lo scegli ventenne, trentenne?
Ma cosa ti dice il cervello?
Questa cosa per me non ha mai avuto senso.
Prendo atto che per tutti i racconti che funzionano c’è questa dinamica, perché allo spettatore devi dare la soddisfazione visiva di due vampiri giovani e belli che vivono l’eternità insieme, però che cazzata.
Fossi io il vampiro quella è l’ultima cosa di cui mi fregherebbe.
E se devi vampirizzare me devo pensare se questa età mi va bene o se aspettare ancora un po’, sinceramente.
Ma avrei odiato il vampiro che avesse avuto la malsana idea di vampirizzarmi a vent’anni.
Per carità.
Tutti vedono l’essere giovani come la parte più bella della vita, da fermare e godersi per sempre.
La saggezza e il fascino che conferiscono il crescere non interessano mai a nessuno perché è meno bello da vedere, meno sexy.
Infatti la nostra società è triste mica per niente.
Quindi per questa serie il mio desiderio è che si metta un punto a questa cagata e se Daniel deve diventare un vampiro, perché nella storia originale Daniel alla fine viene accontentato e vampirizzato, che diventi vampiro così com’è adesso.
Se dovessero usare scuse del cazzo per farlo tornare giovane sarebbe davvero deludente.
Daniel si è guadagnato tutte le rughe d’espressione che ha e tutti i suoi anni.
Per me è bellissimo anche esteticamente, ma immagino per un sacco di persone sia troppo vecchio.
Farlo ringiovanire sarebbe anche mancanza di rispetto nei confronti dell’attore, tra l’altro, che con le sue espressioni ha segnato soprattutto quest’episodio.
Bravissimo.
E un’altra cosa.
Perché non fare esperimenti e vampirizzare umani a diverse età?
Per vedere chi ottiene i risultati migliori da vampiro.
Vincono gli umani vampirizzati a sessant’anni per saggezza e fascino!
Ma non so, non credo che ai vampiri piaccia troppo creare altri vampiri.
A guardare Lestat e tutto il tempo che ci ha messo per scegliere Louis, almeno in questa versione, non penso che si usi vampirizzare a destra e a manca.
Io non lo farei.
Espressione eloquente di Daniel mentre i camerieri preparano il tavolo per Louis, avvolgendolo nella pellicola trasparente Cuki, mica che si sporca di sangue.
Lo sborone, cazzone che se la tira Louis raggiunge Daniel a tavola, ma chiaramente mangia roba diversa.
I suoi servitori portano una sacca di sangue comunicando che arriva direttamente dalla farm e Daniel si fa la stessa domanda mia Devo preoccuparmi di cosa si alleva in questa farm?
Va beh, no, Daniel non si fa la stessa domanda mia, perché a me dà più fastidio che Louis si cibi di animali.
A ‘sto cretino portano pure una volpe ancora viva.
Cazzo, anche gli animali in via d’estinzione?
Ma preferisco Lestat mille volte.
Riprendiamo il racconto e ci ritroviamo di nuovo a pochi minuti dalla trasformazione di Louis in vampiro.
Imbarazzante.
All’inizio non si può guardare.
Segue Lestat camminando come uno zombie, a volte gattonando, a volte strisciando a terra.
Una vergogna per qualsiasi creatore.
Lestat si deve occupare dello smaltimento cadaveri, quindi è un po’ distratto, ma non arriva ai livelli di quello del libro, ovviamente.
Tutta quella parte è stata totalmente cambiata.
Non ho idea se nel corso della serie di opere scritte poi si rettificherà questa cosa, sempre a causa dell’inaffidabilità di Louis come narratore, ma la vampirizzazione di Louis letta in Interview With The Vampire è patetica.
Lestat lo lascia lì a cavarsela da solo sia a morire che a capire come fare il vampiro, non lo aiuta in nulla.
Qui nella serie Lestat è presente sempre.
A Louis dice tutto, lo accompagna, gli insegna, lo guida.
E lo chiama Fledgling (uccellino che deve ancora imparare a volare) termine che io trovo adorabile.
Soprattutto in questa scena, in cui Louis comincia a riprendersi e a guardare il mondo con gli occhi nuovi da vampiro, sembra proprio un uccellino pronto a spiccare il volo.
Ma no, ce ne sarà di strada da fare prima di aprire quelle ali.
Non so nemmeno se le ali le ha aperte ai giorni nostri, con Louis ci vuole la santa pazienza e devo dire che questo Lestat ne ha.
Perché è innamorato perso.
Lestat risponde a tutte le domande, anche quelle che Louis non fa, e non lo lascia solo mai.
Per questo motivo il Louis della serie è sì un personaggio molto più interessante di quello del libro, ma meno giustificabile nel suo vittimismo.
Potevo capire il tuo disappunto nel libro (sempre poco, però un filino di più) perché Lestat ti ha lasciato in un angolo a morire e poi ti sei dovuto arrangiare da solo per le cose vampiresche da apprendere.
Ma questo Lestat è adorabile, lo dici tu stesso: era il mio amante, il mio assassino, il mio mentore e il mio creatore.
Un sacco di ruoli e per un sacco di anni è andata abbastanza bene.
La differenza col libro è anche quella.
Nel libro va tutto spettacolarmente male tra loro fin dall’inizio.
Tanto che ti chiedi (ed io me lo chiedo infatti) dove cazzo stia la storia d’amore e quando sia cominciata.
Perché io non la vedo.
Nella serie la loro è proprio una vita di coppia con tutto quello che comporta vivere insieme; la domesticità tra loro è la cosa più bella e divertente.
Sia gli scrittori che gli attori sono stati bravissimi a mischiare comicità e serietà in modo da trasformare scene potenzialmente tragiche in scene con un senso, ma leggere, in modo da non perdere la simpatia per i due protagonisti.
Il carattere di Louis a lungo andare te lo fa odiare e Lestat è arrogante da far schifo, ma messi insieme a battibeccare sono uno spettacolo di ilarità.
E allo stesso tempo si vede che sono vampiri e che quello che fanno può portarli ad essere scoperti e uccisi.
I vampiri vanno a caccia.
Il primo pasto di Louis ha del tenero, è come vedere un cucciolo di leone che tenta di cacciare da solo per la prima volta.
Lestat si siede sulle scale e prova a dare indicazioni a Louis che goffamente azzanna e beve dal collo di un venditore trovato in un bar.
Le indicazioni stesse che dà Lestat fanno morire dal ridere all’interno di una scena in cui da ridere non c’è nulla.
Però ha senso.
Sono vampiri.
Devono vivere e fanno quello che devono per vivere.
Esattamente come i leoni.
Dopo il pasto Louis sperimenta il suo primo avvilimento post caccia che sarà un suo must, sempre e solo quando gli farà comodo però.
A volte si sente colpevole a volte no, dipende da chi uccide.
Se è un padre di famiglia tipo il venditore si dispiace, se è uno che l’ha insultato si dispiace meno.
E comunque si dispiace sempre dopo averlo mangiato, attenzione, non prima.
Non funziona così, Louis, vedi che ti ergi a giudice anche tu?
Non sei meglio di Lestat.
Durante il racconto ai giorni nostri Louis dice però: l’ho fatto di mia volontà, io e Lestat eravamo equals.
Daniel lo stuzzica, è lì apposta.
“Padrone bianco, studente nero, sì eravate equals, come no.”
E Louis parte con tutta una serie di considerazioni che avrebbe dovuto fare prima nella sua vita di vampiro, considerazioni che avrebbe dovuto fare durante la sua vita con Lestat.
I vampiri sono predatori all’apice della catena alimentare, fanno quello che devono fare…
Forse sono frasi sentite da Lestat (di sicuro è Lestat a dirle nel libro) però lui le sta ripetendo adesso come se dopo anni e anni di riflessione finalmente le avesse comprese.
Lestat è un esibizionista per natura, dal semplice spogliarsi senza problemi prima di infilarsi nella bara a dormire alla spettacolarizzazione di una caccia e di un’uccisione solo per il gusto di farlo.
Nell’ottica umana quello è sbagliato e senza giustificazione, ma Lestat non è più umano.
Anche il gatto è crudele quando artiglia il topo, ci gioca e forse alla fine neanche lo mangia, lo lascia solo lì a morire dissanguato.
Ma quel gatto non sarà mai condannato da altri gatti per quello che fa.
Dagli umani sì magari, ma dagli altri gatti no.
Per il modo in cui si comporta, Lestat si trova spesso di fronte al disappunto di Louis.
E ci credo che si risente ad essere condannato da un suo simile, tra l’altro un suo simile di cui è innamorato.
Qui c’è mancanza di comunicazione corretta.
Se Louis parlasse con Lestat di quello che ancora non è pronto ad accettare da vampiro, tipo il random killing.
Se Louis prendesse da parte Lestat e gli dicesse sinceramente come intende far fronte al suo problema nell’uccidere gli esseri umani…
Questo Lestat ascolterebbe e cercherebbe di andargli incontro.
Perché questo Lestat lo adora e più volte dimostrerà che basta solo che Louis parli e lui esegue.
Invece Louis accusa, giudica, punta il dito e disprezza.
E a Lestat questo non va giù.
Sei un vampiro come me, che cazzo ti permetti di giudicare?
In più sei un vampiro da poco, non sai cos’ho dovuto fare io per sopravvivere, non giudicare.
Soprattutto tu che sai come sono merde gli umani, non giudicare me per come li tratto.
Ma niente di tutto questo viene detto né da Louis né da Lestat, non si parlano subito chiaramente e da lì nascono più guai del necessario.
Se Louis non si esibisse nelle sue tirate da moralista accusando Lestat di essere un mostro sarebbe più corretto.
Del resto Lestat gli dice che è solo da molto tempo e che in duecento anni non aveva mai trovato qualcuno come Louis.
Louis ha cancellato quel senso di insopprimibile solitudine che provava e, insomma, ha scelto Louis come compagno e l’ha corteggiato mica per nulla.
É Louis quello che ha più esperienza nell’interazione con gli altri, dovrebbe essere Louis a tendere la mano per il dialogo che evidentemente a Lestat non riesce benissimo.
Louis ha un potere immenso nei confronti di Lestat e non lo sa usare, perché invece di convincere sentenzia.
E Lestat non è disposto a ricevere sentenze.
Inoltre Lestat ha rinunciato alla possibilità di leggere nella mente di Louis.
Vampirizzandolo, da creatore, non ha più quel potere.
Sarebbe molto a cui rinunciare se Lestat fosse un manipolatore e basta.
Un manipolatore e un approfittatore non cederebbe mai una possibilità del genere, un controllo del genere sulla persona da manipolare.
Ma va beh, questa è solo una delle tante, tantissime, ragioni per cui ai miei occhi Lestat non è un manipolatore o un carnefice.
Ad esempio non condividerei mai il dono di essere vampiro con qualcuno che voglio sottomettere e controllare.
Se Lestat avesse voluto Louis solo per quello l’avrebbe lasciato umano e avrebbe avuto su di lui un potere infinito.
No, Lestat ama Louis.
Ma Lestat va anche tenuto a bada e in teoria Louis sarebbe perfetto per quel compito.
Ahimè, Louis invece tende a trattare Lestat e se stesso come umani, è lì che sbaglia.
Lestat: You chase after phantoms of your former self. (Insegui i fantasmi del tuo precedente te stesso)
Ed è proprio ciò che Louis continuerà a fare per anni e anni, ma discontinuamente.
Non sarà sempre assalito dai dubbi, a volte si divertirà a fare ciò che un vampiro fa.
Quindi se c’è qualcuno che destabilizza quello è proprio Louis che confonde Lestat a volte facendogli credere che essere un vampiro va bene, a volte disperandosi perché è un vampiro ed è costretto ad uccidere ed è sbagliato.
Mi romperei anch’io dopo un po’ e con tutto l’amore del mondo ti manderei anche a cagare, eh Louis?
Louis dice che non vuole separarsi dalla sua umanità.
E Lestat, per quanto possibile, cerca di accontentarlo in quel desiderio.
Lo accompagna perfino a trovare la sua famiglia, che ovviamente gli è ostile.
Era ostile già quando era umano, figuriamoci adesso che brilla di luce propria.
Leggi i pensieri di tua madre, Louis, e ancora non la mandi affanculo?
Cosa puoi amare di una persona così non si sa.
Lestat in due giorni ti ha detto cose che tua madre probabilmente non ti ha mai detto in anni di vita.
Ed entrambi sembrano molto sinceri, Lestat nel suo amore per te e tua madre nel suo risentimento.
La sorella invece gli dice che è diverso sì, ma migliorato.
Brava, sarei d’accordo se Louis fosse costante.
Purtroppo come Louis migliora riesce anche a peggiorare nel giro di due secondi.
La scena di Mr Carlo è uno spettacolo d’ipocrisia, infatti.
Mr Carlo dice cose razziste come un sacco di altra gente ha fatto con Louis prima di lui, ma in quel momento trova il vampiro sverso e ne paga le conseguenze.
Don’t get me wrong, evviva, è la mia gioia, fossi Louis farei così con tutti.
Il problema è che Louis predica bene e poi razzola in questo modo.
Quando gli fa comodo è un privilegio essere un vampiro e non ha problemi ad ammazzare in maniera anche sconclusionata, quando non gli fa comodo si dispera perché Lestat lo costringe ad uccidere la gente.
La lite con Lestat che segue è uno di quei momenti seri però resi comici dalla situazione e anche il momento in cui si rende più palese l’ipocrisia di Louis.
Scena PERFETTA.
Un’altra delle scene più belle della stagione.
E Lestat ha ASSOLUTAMENTE ragione.
È incazzato, mentre insieme portano il cadavere di Mr Carlo all’inceneritore.
Louis si giustifica: Avevo fame. (E sentite la bugia per mettere subito a tacere Lestat. Se ho fame ho tutte le giustificazioni.)
Lestat non si fa fregare: A due passi da dove lavori, che cavolo ti passava per la testa?
Louis allora alza il tiro: Mi ha mancato di rispetto! (Sentite come si appiglia a tutte le cose che lo possono giustificare agli occhi di Lestat)
Lestat: E come ti ha mancato di rispetto?
Louis: Ha detto che ho fatto un buon lavoro. (Bastava dire che Mr Carlo si era rivolto a lui col solito epiteto di merda, invece Louis ha preferito complicare il racconto)
Lestat infatti: Sei una biblioteca di confusione.
La lite prosegue tra il serio e l’esilarante e gli attori sono entrambi bravissimi.
Fino al culmine di questa scena domestica in cui si passa alle parolacce.
“Fuck you!” esclama Louis e Lestat risponde elegantemente in francese allo stesso modo.
Classica lite tra coniugi che a volte finisce ad insulti perché nessuno dei due riesce a far cambiare idea all’altro.
Modo stupido di litigare, fra l’altro.
Lo trovo troppo umano per Lestat, però lo utilizza perché lui va dove lo porta Louis.
E allo stesso modo tra coniugi il sistema di fare pace esiste e si attua quasi sempre quando uno dei due cede e si fa avanti per primo.
Lestat dalla bara: I don’t like sleeping angry. (Non mi piace andare a dormire arrabbiato)
E questa frase detta dalla bara chiusa è una delle dimostrazioni più tenere di quanto Lestat è pronto a riabbracciare un po’ di metodi umani per comunicare con Louis.
Io lo trovo adorabile.
E trovo altrettanto adorabile che Louis racconti a Daniel, ai giorni nostri, di questa scena in questo modo, con questi dettagli.
Non a caso proprio la profonda confidenza di questi racconti scatenerà in Daniel qualcosa di significativo sul finale dell’episodio.
L’apertura della bara di Lestat e la sua affermazione “Per la cronaca, se davvero ti ha mancato di rispetto l’avrei ucciso io stesso” serve a riaprire il dialogo, anche se Lestat non aveva torto ad essere arrabbiato.
Inoltre aggiunge “Come posso farmi perdonare da te?” che è il massimo della sottomissione.
Lestat non era affatto nel torto, aveva ragione a preoccuparsi del modo e del posto in cui era stato ucciso un uomo così in vista in città.
Louis ha fatto una stronzata, ma Lestat è prontissimo a dimenticarselo.
Louis annusa subito l’occasione d’oro da cogliere al volo, apre la sua bara e dice “Voglio comprare un saloon.”
E Lestat, che è innamorato come una pera, ammette candidamente “Come posso fermarti e come faccio a dirti di no?”
Espressione del vampiro che ha ottenuto quello che voleva.
E dovevi capirlo lì come avere a che fare con Lestat, Louis.
Non è un ignorante e non è un incapace, con Lestat si deve parlare.
Anche perché avendo perso il dono della lettura della mente di Louis, Lestat è in costante ansia per tutto quello che non può più sapere se non è Louis stesso a dirglielo.
E Louis non dice mai un cazzo.
Diventano entrambi proprietari del club più IN del distretto.
Dove si vendono sesso, gioco d’azzardo, musica e alcool.
Chiaramente i due vampiri fanno palate di soldi per i successivi anni.
Con sorella e madre Louis non si fa vedere molto in quel lasso di tempo.
Vive la bella vita, sia lavorativa che domestica.
Immaginatevi anche quanto è importante per Louis poter vivere la sua sessualità quando era l’ultima cosa che pensava di poter fare nella sua esistenza.
Essere un vampiro gli ha donato anche quella possibilità.
Quando ritorna dalla famiglia per un saluto, alle due donne sembra solo dare fastidio che lui viva con Lestat.
Che è un magnaccia e sia proprietario di un locale di dubbio gusto fa niente, eh?
Basta che porti soldi.
Però che viva con Lestat sta male, non è una bella cosa.
Durante l’incontro, la sorella lascia il nipotino nato da poco tra le braccia di Louis e va in un’altra stanza.
Qui chiaramente è necessario che Louis non si mangi il bambino, lo capisco, anche se un po’ avrei gradito una scena del genere.
Louis muore di fame, non mangia come Lestat, avere una creatura indifesa lì pronta da mangiare è il sogno di qualsiasi predatore che non si farebbe scrupoli.
Però il nostro Louis si trattiene e mi piace il fatto che butti il bambino letteralmente a terra, non ha manco il tempo di adagiarlo sul divano, talmente ha fretta di andarsene per non commettere l’omicidio.
Questo non aiuterà il suo rapporto con la sorella ovviamente.
Infatti io avrei dichiarato chiuso qui il discorso con la mia famiglia, invece Louis è di coccio.
Nel presente Louis ci dice che la sua ultima vittima l’ha fatta nel 2000.
Adesso si ciba solo di gente consenziente, infatti lo vediamo bere da un russo grande e grosso che pure sviene dopo solo qualche sorso.
Poi Louis si ciba di animali, come abbiamo visto, e anche di…altro, ma lo vedremo in seguito.
Dopo quanto successo col nipote, Louis ha una crisi tutta nuova che è quella di non poter avere una famiglia sua con figli suoi.
Lestat: I’m your family, Louis. (Sono io la tua famiglia)
E, cazzo, ha ragione.
Quanta ragione ha.
Louis è proprio insensibile, a dispetto di tutta la sua emotività del cazzo da vampiro vittimista.
Ed è anche uno stronzo.
Questo è un discorso che già mi fa incazzare tra umani, figuriamoci tra vampiri.
La famiglia c’è solo quando ci sono dei figli?
No.
Ma certa gente la pensa così e con quella gente non ci devi avere a che fare se, ad esempio, sei come me.
No, la famiglia non c’entra coi figli.
Se li vuoi, se li desideri, li fai, ma la famiglia si ha con le persone che si scelgono e si amano, si ha con gli amici, si ha con chi cazzo vuoi.
Famiglia è la gente che ti scegli e che ti accompagna nella tua vita.
Potrebbe essere quella che già avevi e che ti ha messo al mondo, potrebbe essere altra gente che hai incontrato sul tuo cammino.
E tutti gli animali che entreranno a far parte della tua vita.
Quello è FAMIGLIA.
Il resto è aggiunta che alcuni vogliono altri no.
Quindi quello che Louis dice a Lestat è una porcata tanto quanto ciò che capita tra umani, quando ci si sposa con qualcuno che si sa non vuole figli, ma che si pensa di poter convincere in futuro.
Siamo a quel livello, come potevi pensare di avere figli con Lestat, Louis, di grazia?
Non tanto perché non possiate tirare su dei figli, io vi darei tutti i bambini umani del mondo.
Ma perché chiaramente ci sono problemi logistici ad adottare bambini umani che non potrebbero mai vedere la luce del sole.
E vampirizzare un infante da tenervi infante per sempre è da criminali venti volte di più che essere vampiri assassini.
Louis troverà il modo di aggirare gli ostacoli di cui ho parlato, pur di avere un figlio.
Poi lo vedremo.
Ma per ora Lestat è addolorato dalla frase di Louis.
E questo sarebbe un compagno assente e menefreghista?
Non mi sembra proprio.
Quello del libro sì, è come se non esistesse, ma questo Lestat è proprio un compagno.
Ed è Louis quello ad essere in torto marcio per ora.
Louis piagnucola: Fatti un altro vampiro, buttami nell’inceneritore.
E Lestat gli risponde che in due secoli non aveva trovato nessuno come lui.
Mi sembra una dichiarazione su cui riflettere un pochino, Louis.
In mezzo a tutte le tue crisi esistenziali del cazzo, che spaziano tra crisi umane e crisi vampiresche, prova anche a pensare a cosa ti è stato appena detto.
Non finisce qui, perché Lestat invita Louis all’opera e anche lì dichiara qualcosa di importante spiegandogli che il senso di solitudine che si prova da vampiro è abissale.
Ti credo, sei una creatura unica al mondo, che per quanto può interagire con gli umani non sarà mai compresa da un umano fino in fondo
(e poi Lestat non interagisce bene con gli umani comunque)
e fai una vita del tutto diversa dal resto del mondo che ti circonda.
Devi nasconderti e al tempo stesso mostrarti, se vuoi mantenere una facciata di normalità.
E la maggior parte delle cose che puoi fare le devi fare comunque di notte che, si sa, non è il momento della giornata in cui la vita terrestre si esprime al massimo.
E Lestat dice a Louis che lui ha portato via quella sensazione di solitudine immensa.
Gli dice che con lui non è più solo.
Non è così banale come può suonare, Lestat non parla tanto per parlare.
Se dice che non si sente più solo è vero.
Troppe volte ci si sente soli anche in compagnia di altre persone.
Se Lestat dice che Louis è il suo compagno è perché davvero lo sente come tale.
E Lestat non è sicuramente uno che sceglie compagnia a caso, soprattutto immortale.
Louis chiede se ci sono altri come loro.
Sarà che io ho vissuto un po’ tutta la mia vita da diversǝ, ma non capisco davvero la necessità di Louis di trovare altri della sua specie.
Dovrebbe essere felice di essere l’unico, semmai.
Qui la serie ha deciso di inserire una scena che fa da specchio alla scena del libro in cui per la prima volta sentiamo Louis raccontare meglio di Lestat.
Nel libro Interview With The Vampire fino a quel momento di Lestat si sa molto poco, a parte Louis che ce lo descrive come un menefreghista, egoista di merda.
Poi arriva la scena delle prostitute e Lestat parla, parla un sacco.
Tra l’altro dicendo cose che io personalmente approvo e che sembra approvare pure Louis, nonostante il suo disprezzo per Lestat.
È una scena del libro che personalmente trovo tirata, giusto riconducibile all’Unreliable Narrator perché altrimenti la dovrei considerare solo caos nella scrittura e nello studio dei personaggi.
Mi sembra spesso di leggere idee a caso su due personaggi che fanno cose a caso ed è un modo di scrivere con cui non mi trovo.
Ad ogni modo una scena simile c’è in questo episodio e al posto delle due prostitute abbiamo il povero tenore dell’opera a cui assistono Louis e Lestat.
Il tenore viene preso da Lestat e portato a casa per diventare la cena.
La sua colpa è quella di aver steccato durante l’esibizione.
Per Lestat (così come per Hannibal Lecter) è inaccettabile che si sporchi l’arte con l’incapacità e così il tenore viene punito.
Il punto di questa scena, così come quella del libro, è mostrare che Lestat è creativo con i suoi omicidi.
Lui non si limita a mangiare, ma gioca col cibo, lo umilia, lo spaventa, lo fa soffrire.
E questo è sbagliato.
Agli occhi di Louis e di quella sua parte umana che non vuole abbandonare, almeno.
Certo che non c’è bisogno di fare il serial killer e trasformare un pasto in un film horror, però se a te non sta bene, Louis, ci sono venti modi diversi di mostrarlo.
Almeno mostralo.
Perché sia il Louis del libro che quello della serie stanno lì a guardare e fare il muso, nulla di più.
Nemmeno se ne vanno per far vedere che non sono d’accordo, no, stanno lì.
E allora che cazzo hai da dire, Louis?
Se guardi e non fai nulla per evitare umiliazione e presa in giro prima della morte non sei colpevole anche tu?
Muovi il culo e opponiti.
La forza ce l’hai e col Lestat della serie hai anche tutta una serie di altri mezzi a disposizione per importi e non li usi mai.
La grande differenza rispetto al libro Interview With The Vampire è che nella serie il Louis che racconta quell’ipocrisia un po’ la vede e si giustifica meno.
Si giustifica lo stesso, però non quanto il vittimista del libro.
Per questo non vedo mancanza di rispetto nei confronti dell’opera originale.
La serie è stata ambientata in un secondo momento proprio per far vedere questo cambiamento in Louis.
Qui lui racconta con occhi diversi e Daniel ascolta con orecchie diverse.
Il racconto, almeno in parte, è più veritiero.
Alle rimostranze di Louis per come si sta comportando col tenore, Lestat risponde a tono con tutta una serie di considerazioni che fa anche nel libro e che Louis comprende.
Louis, nella sua infinita ipocrisia, ci mette poco a convincersi e si ciba del tenore anche lui.
Dove sbaglia il Louis del nostro tempo?
Sbaglia nel ripetere spesso la frase “He had a way about him” riferendosi a Lestat.
Che lui intende come Lestat aveva il suo modo per arrivare a me, per convincermi.
Eh, ma non è una colpa, tesoro.
Evidentemente aveva delle argomentazioni sempre valide, in qualche modo.
Come per Will Graham, ad un certo punto smette di essere colpa di chi cerca di convincere ed inizia ad essere colpa di chi si fa convincere e se poi se ne pente.
È qui che comincia a sbagliare e farmi arrabbiare Louis.
Meno di quello del libro, ma comunque è un ipocrita.
Dice nel presente, a Daniel, “I was still very much under his power” (Ero ancora molto sotto alla sua influenza)
Ma che cazzo stai dicendo?
Ma cosa dici?
É l’esatto opposto.
Ecco, Will Graham ‘ste cazzate non le dice mai, non si fa mai schermo e si giustifica con frasi del cazzo come queste, non dice mai L’ho fatto perché mi ha convinto Hannibal.
Purtroppo Louis descrive invece la scena col tenore con la frase “Lestat era estasiato mentre beveva, io facevo finta di esserlo.”
Ma vaffanculo, Louis, almeno una volta ad episodio dovrò dirtelo.
E poi aggiunge “Non sarei mai riuscito ad essere un vampiro, a godermi il sangue ad uccidere.”
E Daniel lo guarda con questa faccia.
Ecco, Daniel, hai detto tutto tu.
La scena finale è molto significativa.
Daniel vede Louis mangiare il dolce con lui.
Louis non sente il sapore del cibo, per lui è come mangiare cartone o sapone, quindi che schifo.
Eppure fa preparare il dolce preferito di Daniel e lo mangia con lui.
Questo invita Daniel a condividere un aneddoto tenero sulla sua prima moglie.
Non ce ne sarebbe bisogno, Daniel è lì solo per raccogliere l’intervista e Louis gli sta pure un po’ sui coglioni, però comprende il gesto di Louis e lo ricompensa in qualche modo.
È un bel momento del loro rapporto ed è anche la dimostrazione che Daniel sa che si sta parlando d’amore.
Louis sta parlando d’amore e quindi Daniel sente di poter condividere un aneddoto sull’amore anche lui.
Sono due creature molto più mature una di fronte all’altra.
Anche se quella che ha capito di più della vita rimane sempre Daniel.























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