Mi sono innamoratǝ della serie Interview With the Vampire ispirata da e più o meno basata su i lavori della Rice e ho da scrivere, pensate un po’.
Su Interview With the Vampire ho da scrivere parecchio, ho un sacco di considerazioni da fare che spero con tutto il cuore di mettere giù con un senso logico, ma potrei fallire miseramente.
Leggete ciò che segue se conoscete i libri, la serie o i film perché altrimenti non capirete molto.
E considerate che io ho da poco finito il libro Interview With the Vampire.
Quindi ciò che scriverò riguarderà principalmente la serie e quel poco che fino ad ora posso comparare alla storia scritta.
Mano a mano che proseguirò con la lettura dei lavori della Rice magari alcune idee prenderanno più forma e altre crolleranno, chi può dirlo?
Però la serie Interview with the Vampire è ciò che ha scatenato tutto il mio amore per i personaggi.
E quindi per me rimane il perno attorno a cui gira tutto il mio pensiero.
Apro con una piccola premessa molto semplice.
MAI, e dico MAI, ho amato l’universo della Rice.
MAI.
Non ho mai sopportato Louis, anche quello interpretato da Brad Pitt.
Non ho mai potuto soffrire Lestat, che mai più di oggi è risultato così assurdo come Tom Cruise, ai miei occhi.
E non parliamo poi di tutti gli altri.
Claudia, Daniel, Armand… Mamma mia.
Gusti personali insindacabili.
Poi all’epoca in cui è uscito il film se dovessi raccontarvi la pubblicità attorno non ci credereste.
Magari ne farò un post a parte su quanto era stupida la gente allora più di oggi.
Io comunque ho visto il film Interview With The Vampire più volte.
Con quello ho conosciuto il mondo della Rice.
Poi ho letto il libro e non mi è piaciuto. Punto.
L’unica nota positiva del film per me era la Dunst, ma solo perché quando sei piccola e reciti così fai molta scena.
Sicuramente la sua interpretazione in quel frangente è stata incredibile.
A parte questo zero.
Zero interesse verso i personaggi, zero coinvolgimento, zero e zero ancora. Nulla.
Però amo i vampiri, non posso impedirmelo, in tutte le loro forme tranne Edward Cullen.
Li amo per tutta una serie di motivi, primo fra tutti il cibarsi degli umani cacciandoli.
E poi li amo per quella loro capacità di ammaliarli anche mentre se li stanno mangiando.
Preferisco di gran lunga le creature tipo 30 Days of Night o Nosferatu.
Però comprendo anche la fascinazione per i vampiri che sono esteticamente piacevoli.
Quando predi tra gli umani, se sei bello hai più possibilità di mangiare.
Quindi veniamo ai vampiri della Rice che sono stati forse tra i primi ad essere belli, disinibiti e inclini ai piaceri della carne.
Ma inclini anche a scegliersi i compagni tra gli umani che poi trasformavano in vampiri per vivere insieme felici e contenti per l’eternità.
E questa è l’altra parte che mi piace da impazzire.
Compagni per l’eternità.
I vampiri della Rice almeno hanno il pregio di non essere praticamente mai eterosessuali.
E già questo è un bene.
Però sul concetto di compagni eterni non so se io e la Rice ci troviamo d’accordo.
Non ho ancora letto tutti i libri, ma qualcosa so e dubito che le storie al loro interno incontreranno il mio gusto, purtroppo.
Perché io sono per le coppie che si mettono insieme e stanno insieme.
Ti leggo anche otto libri su Louis e Lestat che vivono la loro vita domestica da vampiri innamorati e felici.
Non ho bisogno che mi si mettano in mezzo tragedie, separazioni, lunghi periodi in cui si sta insieme ad altre venti persone diverse e poi alla fine ci si ritrova e ci si accorge di essere stati innamorati da sempre e allora rimettiamoci insieme.
Così non è una storia interessante per me, viene rovinata da tutto ciò che è successo in mezzo.
E ho il timore che i libri della Rice siano più o meno così.
Una lunga sofferenza per poi scoprire che sì, ci amiamo, viviamo l’eternità insieme.
Eh, ma l’eternità io un po’ la volevo vedere, grazie.
Va beh, gusti personali in fatto di racconto, niente di più; c’è chi ama lo struggle, io amo le cose semplici dove tutto fila liscio come l’olio.
Oppure le cose difficili all’inizio, ma poi quando si aggiustano bisogna darmi soddisfazione per un bel po’ di tempo.
Proprio perché questa è finzione, queste sono storie finte, allora fammele come non sono nella realtà.
Invece ce n’è sempre una e per esempio ‘sti due coglioni di Louis e Lestat sono peggio di Hannibal e Will in quanto a comunicazione.
Ci tengo a parlare delle dinamiche emerse tra loro nella serie Interview With The Vampire, basata su presupposti molto diversi da quelli dell’opera scritta, almeno dell’opera che sto leggendo io.
Ci tengo a parlare del piccolo gioiellino che è venuto fuori e che si vede che ha grande rispetto per il libro, ma grazie al cielo ha cambiato tutte quelle cose che andavano cambiate.
E ci tengo a dire la mia sulle solite polemiche trite e ritrite che certi idioti sollevano sulle relazioni tra personaggi finti, per di più vampiri.
Negli ultimi anni si è scatenata un’armata di gente fastidiosa, quella che secondo me non ha un cazzo d’altro da fare, che ama definire le persone in base alle loro simpatie verso personaggi immaginari o verso coppie immaginarie.
Ad esempio se vi piace Hannibal Lecter vuol dire che condonate il cannibalismo e siete a favore dei serial killer.
E se vi piace la relazione tra Lestat e Louis allora vuol dire che siete a favore delle relazioni abusive e delle persone violente che picchiano i compagni.
Siccome non ho voglia di soffermarmi sui problemi che affliggono queste persone, che non comprendono la differenza tra realtà e finzione
ne ho parlato in un mio post in inglese tempo fa
mi limiterò solo a puntualizzare cosa penso io della relazione tra Lestat e Louis laddove ci saranno momenti in cui Lestat si comporterà da psicopatico.
Fermo restando che è un vampiro, non esiste, e può fare il cazzo che vuole, sia chiaro.
Io non porto MAI le storie, i racconti, la finzione, nella vita reale.
Non va bene, non è sano.
La vita reale è una cosa e le storie che succedono nella vita reale vanno trattate in modo serio.
Ciò che succede nella finzione non può e non deve diventare un modo per definire la realtà.
Guardare un’opera di intrattenimento dovrebbe aiutarti ad immedesimarti in qualcosa di assolutamente irreale, provare ad immaginare cosa faresti tu in quella situazione e poi basta, niente di più.
Non si trasporta oltre quello che succede in una serie, in un libro, in un film.
È malato semmai chi definisce il reale con l’irreale, non chi fantastica su qualcosa che non esiste e poi vive la sua vita reale tranquillo e sereno.
Parlo per le persone giovani che si sentono in dovere di giustificarsi perché amano Louis e Lestat insieme.
No, non siete favorevoli a farvi massacrare di botte dal vostro compagno perché vi piacciono questi due insieme, fidatevi.
La fantasia è fantasia, cazzo.
Non permettete a dei poveri imbecilli che usano l’immaginazione solo quando devono decidere che colore scegliere per le tende di dirvi chi siete o cosa pensate.
Io so chi sono e so cosa penso.
E trovo che la storia d’amore tra Louis e Lestat, questa della serie, sia entusiasmante.
Così come sono certǝ che Hannibal e Will stanno vivendo insieme felici da qualche parte, meritandosi la loro felicità.
Quello che queste coppie fanno per essere felici non sono affari miei, perché non vivono nel mio mondo e possono fare quello che vogliono.
Chissà se ‘sta cosa sarà mai chiara agli imbecilli? Bah…
Ad ogni modo è chiara a me e tanto basta, quindi se avete brillanti stronzate da dirmi a proposito evitatevele fin da subito.
Io non sono impressionabile e grazie al cielo possiedo ancora la facoltà di distinguere una serie tv dalla realtà.
Anzi magari cominciate a rendervi conto che paragonare due vampiri che litigano ad una relazione abusiva tra due persone nella vita reale è mancanza di rispetto.
Sminuisce terribilmente la gravità delle cose che succedono nelle vere relazioni abusive.
Che probabilmente non sapete manco cosa cazzo sono se dovete andare a prendere due vampiri per farvi un’idea.
Tutte queste giustificazioni che bisogna addurre per amare una serie mi urtano davvero i nervi.
Poi magari ci sono ragazzini che osannano la serie su Dahmer e un assassino veramente esistito perché lo interpreta Peters.
Quello va bene, magari.
Quello è rispettoso nei confronti delle vittime di Dahmer, no?
Louis non è una vittima, per me, non lo sarà mai.
È un vittimista, semmai, bella differenza.
Le vittime sono un’altra cosa e comunque ripeto che paragonare Louis ad una donna vittima di abusi da parte di un uomo violento è davvero malsano.
Attenzione, non sto dicendo che non potete pensare che la relazione tra Lestat e Louis è abusiva.
Ognuno prova ciò che prova guardando o leggendo qualcosa, quindi i vostri sentimenti a riguardo sono vostri e del tutto validi.
Sto dicendo che non dovete cagare il cazzo agli altri se non vedono le stesse cose che vedete voi.
Perché questi sono due vampiri e perché questa non è una storia vera.
Ricordo un film che mi ha sconvolto, The Killer Inside Me, e la sensazione che mi ha dato.
Una brutta, bruttissima sensazione.
Quella di qualcosa girato per piacere perverso e che non dà manco un briciolo di soddisfazione in cambio di tutto l’orrore che mostra.
Lì la realtà è rappresentata talmente bene che si fa fatica a guardare, lì sì che dici che non c’è un solo personaggio che salveresti, uno solo.
Se in quel film non vedessimo tutti la stessa cosa chiaramente ci sarebbe un problema.
Ma se non vediamo la stessa cosa guardando Lestat e Louis significa solo che stiamo osservando il loro rapporto da due punti di vista diversi.
Qualcuno li giudicherà da umano, io li giudico da vampiro.
Non so se sono riuscitǝ a farvi capire dove sta la differenza per me.
Tra opera che puoi estrarre dalla realtà, e i cui personaggi possono fare ciò che vogliono.
E opera che ti mostra squallidi esempi di gente che esiste davvero in cui non trovi nulla di interessante neanche per pochi secondi.
Se c’è una storia di eroi, vampiri, Endless, persone con superpoteri, esseri fuori dal comune…
Io non sono il compagno umano di uno di questi, io SONO uno di questi.
Quindi non guarderò mai queste storie con gli occhi di un umano, li guarderò sempre con gli occhi dell’altra cosa.
E quell’altra cosa apprezza Lestat ed è certa che Lestat e Louis si amano follemente nel loro modo da vampiri.
Articolerò anche meglio il tutto in futuro, ma per ora mi premeva solo dire questo.
Se volete giustificarvi dicendo che siete dei Lestat apologists perfetto.
Io non apologio niente, perché Lestat non necessita di apology.
Al massimo le apologies le fa lui a Louis e vedremo come va a finire.
Dunque…
Prima di uscire di nuovo ampiamente dall’argomento principale, capiterà moltissime volte, voglio cominciare l’analisi della prima puntata dicendo che:
Daniel è nella top three dei cambiamenti eccezionali, necessari e azzeccatissimi della serie.
Daniel Molloy non è un mocciosetto, è un uomo, è un uomo che ha vissuto a lungo dopo il suo primo incontro con dei vampiri.
Ed è un uomo a cui è stata negata la vampirizzazione anni e anni prima e che adesso si ritrova a combattere con una malattia degenerativa.
Daniel in questo modo è passato da assolutamente trascurabile a personaggio interessantissimo.
Per me.
Le dinamiche con Louis sono completamente cambiate.
Il vampiro sarà pure più vecchio e più minaccioso, ma Daniel non si prende la merda, risponde, tiene testa a Louis, lo cazzia.
Il loro rapporto è uno spettacolo, un botta e risposta continuo in cui devo dire che spesso Daniel ha la meglio.
La sua parlantina è più incisiva di quella di Louis che parla tanto ma dice un sacco di balle.
Da tenere a mente la fantastica presenza per tutta la stagione del nostro Unreliable Narrator per eccellenza.
Io sono fermamente convintǝ che Louis racconti le cose tralasciando quello che gli fa comodo, inserendo esagerazioni laddove serve ai fini della SUA trama.
Si ricorda qualcosa alla cazzo (perché magari ci sta che dopo cent’anni non sia proprio tutto chiarissimo) e per finire è troppo coinvolto per raccontare QUESTA storia in modo oggettivo.
Per me è importantissima la precisazione.
Ascolto la storia volentieri e in parte ti credo, Louis, ma non c’è Lestat a dare la sua versione.
Per quello che ne so, tu dici un sacco di cazzate.
AMO QUESTO LOUIS, ma sapete che per me amare un personaggio non significa dire che non ha difetti, anzi.
Louis è un cagacazzo col complesso della vittima e dà sempre la colpa agli altri della stronzate che fa di sua volontà.
Le badilate in faccia che gli darei mentre leggo il libro non si contano.
Per fortuna il Louis della serie è stato reso un personaggio pieno, a trecentosessanta gradi, interessante, coinvolgente.
Scegliere Jacob Anderson per interpretarlo è stata l’altra genialata al numero uno della mia top three dei cambiamenti che mi hanno fatto amare questa versione.
Oltre al fatto che finalmente c’è un Louis che viene definito bello per un motivo.
Considerazione personale come quelle che facevo su Tom Sturridge.
Ne farò molte di questo tipo perché questi Lestat e Louis sono BELLISSIMI esteticamente, in particolare insieme.
Ma ciò non toglie che anche il Louis della serie ha delle uscite da della vita eterna non ho capito un cazzo che non si possono sentire.
È per quello che io il risentimento di Daniel, il suo dentino avvelenato nei confronti del vampiro, lo comprendo.
Daniel ha chiesto di essere vampirizzato la prima volta in cui ha parlato con Louis, quarantanove anni prima, in questa versione.
Certo che l’ha chiesto, cosa c’è di brutto ad essere un vampiro?
Cosa c’è di sbagliato?
Quali sono i lati negativi?
Non si sa.
Perché io, ad esempio, ascoltando il racconto di Louis avrei la stessa reazione
“Cortesemente, se t’avanzano due minuti, mi vampirizzi?”
Poi puoi anche lasciarmi in un angolo e non cagarmi più per il resto dell’eternità, me la vedo io con tutte le cose da vampiro che devo imparare.
Ma vampirizzami.
E così fa Daniel; pure dopo tutto il racconto angosciante (o che Louis cerca di rendere angosciante) della vampirizzazione di ‘sta piaga di Louis, Daniel chiede comunque di essere vampirizzato.
E quello stronzo di Louis si arrabbia.
“Ma come ti permetti di chiedermi ciò, dopo che mi sono sforzato di fare la vittima e farti capire quanto è orribile essere un vampiro?”
Ma vaffanculo!
Facile dire che è brutto essere un vampiro quando ormai lo sei e vivi per sempre.
Facile dire che i soldi non danno la felicità quando ne hai a pacchi, no? È lo stesso principio.
E quell’incontro negli anni ’70 termina con Louis che dà un morso a Daniel, ma non lo accontenta.
Immagino, non ci viene spiegato molto.
Sta di fatto che quando la cosa salta fuori durante la loro nuova intervista, quarantanove anni dopo, Daniel ricorda quanto fatto da Louis e Louis si inalbera.
“You were disrespectful,” (Sei stato irrispettoso) gli dice.
Certo, è stato irrispettoso perché doveva fidarsi delle tue parole, giusto?
Come si permetteva di avere delle idee sue sull’essere vampiro e non bersi tutto quello che gli avevi raccontato tu da vittimista del cazzo quale sei?
Vedremo che Lestat è un arrogante gigantesco con un God Complex che non finisce più e una latente psicopatia che emerge every now and then.
Ma Louis non è meglio, è un arrogante del cazzo anche lui.
Del resto se sei innamorato di Lestat un motivo ci sarà, vi siete trovati.
È arroganza pretendere che perché tu hai parlato, il verbo è stato sparso e tutti ti crederanno e agiranno di conseguenza.
Louis si è incazzato alla richiesta di Daniel perché è come se Daniel non avesse colto il punto principale del suo discorso:
Io soffro nell’essere un vampiro, essere vampiro è difficile, è una croce.
Daniel chiede di essere trasformato e Louis si sente mancare di rispetto.
Cretino!
Al massimo puoi dirgli “No, non ti faccio vampiro perché non mi va e perché non creo vampiri a caso.”
Ma dirgli che ti ha mancato di rispetto e dare l’idea che a non vampirizzarlo gli stai facendo un favore…
Ripeto, vaffanculo Louis.
Ma chi cazzo sei, il vampiro con tutte le risposte?
Perché tu non sei riuscito a goderti la vampirizzazione come bisognerebbe fare in modo sano non significa che sia così anche per tutti gli altri.
Tanto già tutte le sfighe della vampirizzazione sono state scagliate su di te.
I vampiri che verranno dopo saranno tutti dispensati dal vittimismo del cazzo perché te lo sei preso tutto tu.
No, però devo ripetere che AMO Louis, lo insulto ma lo amo.
Io sono anche meno psycho di Lestat, quindi non si può lamentare.
Louis fa tirare i porconi a chiunque; ad un certo punto, mentre parla, di sicuro vi viene da tirargli un porcone.
Ad ogni modo, nonostante tutto, Louis richiama Daniel per la seconda volta.
Ben cinquant’anni dopo, e nel bel mezzo di una pandemia, perché Louis ha bisogno di raccontare di nuovo tutte le sue storie.
Perché non ha un cazzo da fare.
Perché si deve vantare di casa sua e del suo nuovo fidanzato (buffone!)
E perché, per essere seri un secondo, le nuove orecchie da uomo adulto e vissuto di Daniel sono preziose.
Non orecchie nuove di una persona adulta, sì, ma sconosciuta.
No, orecchie di chi aveva già sentito la prima volta, non si è scandalizzato, ha vissuto la sua vita tranquillamente e poi è tornato di sua volontà ad ascoltare una seconda volta.
Daniel può ribattere ogni cazzata che Louis dice e può rimettere al suo posto il vampiro con le domande giuste e le considerazioni giuste.
Louis è un cazzone ballista, ma sta cercando di migliorare.
Ha bisogno di parlare di Lestat, ha bisogno che la sua storia venga pubblicata.
Magari proprio per ricontattare Lestat, ancora non lo so.
Louis ha bisogno di essere guidato per uscire dal suo loop di vittimismo, di costante piangersi addosso e affibbiare sempre la colpa agli altri.
E con Daniel lì i risultati ci sono fin da subito.
Daniel vola da Louis negli Emirati Arabi ad ascoltare la storia una seconda volta.
Il vampiro annoiato e solo chiama una vecchia conoscenza per parlare di Lestat con qualcuno che già un po’ lo conosce, attraverso i suoi occhi.
E l’umano non perde tempo a ripetere l’incontro più importante di tutta la sua vita.
Ma corro anch’io ad ascoltare le cazzate che dici, Louis, davvero.
Tra l’altro devo solo accendere il registratore e tu parli come se non ci fosse un domani, che problema c’è?
Mamma mia se parla Louis, peggio di me nei gameplay, cazzo.
Nel libro è da suicidio, quando finisci un paragrafo ti viene voglia di mandarlo affanculo. Sinceramente.
Piccola postilla prima di continuare.
AMO Rashid, l’assistente di Louis, l’ho amato fin da subito anche solo per come gira per casa e l’ho amato nel finale (finale chiamato, ma perfetto).
Giusto per anticiparlo.
Inizia la storia di Louis.
Anzi ri-inizia da capo, once more, with feeling.
E di feelings Louis ce ne mette sempre un sacco, c’è da dirlo.
Credo che i vampiri della Rice siano creature dai grandi sentimenti, che spaziano da quelli positivi a quelli negativi.
In loro c’è qualche rimembranza degli umani che erano e quel ricordo è più vivo in base a quanto giovani sono.
In questa versione della storia, Lestat è un vampiro già da molto tempo, eppure ancora non è così evoluto da controllare le emozioni così come controlla un sacco di altre cose.
Louis lo affascina e lo attrae e l’opera di seduzione comincia fin da subito.
La profonda, importante differenza rispetto al libro è che nella serie noi viviamo Lestat.
Seppure attraverso gli occhi spesso bugiardi di Louis, noi lo viviamo.
Nel libro purtroppo no.
Nel libro non c’è opera di seduzione.
Non c’è l’amicizia che nasce tra vampiro e umano, non c’è la profonda attrazione tra i due; perché Louis non la racconta o perché proprio non esiste in quel momento.
Nella serie l’amore che Lestat sviluppa per Louis è palese.
Lestat lo corteggia, lo desidera, cerca di catturare il suo interesse.
Non vedo nessuna manipolazione, nessuna circuizione.
Louis è amato.
Non solo, Lestat più volte gli ricorda quanto lui valga di più rispetto a tutti quei bianchi del cazzo da cui si deve prendere merda perché l’epoca è quella che è.
Precisazione inutile: è sempre un’epoca di merda per tutti quelli che non sono bianchi del cazzo.
Quando Lestat dice a Louis che non deve abbassarsi a farsi trattare in quel modo lo dice con sincerità.
L’offrire all’uomo la possibilità di diventare vampiro è sì volerselo tenere vicino per sempre.
Ma è anche donargli la possibilità di diventare all’istante superiore a tutta la merda con cui deve avere a che fare ogni giorno.
E tutte le offerte di Lestat sono sincere, dettate da amore e vero interesse per Louis.
Per Louis e basta, non per altro.
Nel libro Lestat vuole la piantagione di Louis, per quello lo rende vampiro.
Lestat ha bisogno di un posto dove far stare suo padre, non ha mezzi, sceglie Pointe du Lac come risorsa e ha bisogno del suo proprietario, Louis, per tenerla in vita.
Poi si svilupperà un rapporto tra di loro, ma nel corso dei libri successivi.
Forse la Rice non ha avuto la possibilità di pubblicare quello che voleva veramente, all’inizio.
Sta di fatto che in Interview With the Vampire libro io non vedo sentimento.
I due sono costretti a stare insieme e ci stanno, pur non amando la situazione.
In ogni caso anche lì Louis non è stato costretto, ha SCELTO di diventare vampiro.
Nella serie c’è un periodo in cui Lestat e Louis si frequentano prima che Louis venga vampirizzato, un bel po’ prima.
Ci sono appuntamenti, uscite serali, inviti all’opera dove Louis guarda l’opera rapito e Lestat guarda Louis allo stesso modo.
C’è una cena in cui Louis presenta Lestat in famiglia, e soprattutto c’è una scena d’intimità, di sesso, tra loro due, da antologia.
Lestat e Louis sono compagni molto prima che l’eternità sopraggiunga.
Lestat non ha forzato nessuno e non ha circuito nessuno, Lestat ha fatto innamorare Louis.
In questa versione della storia Louis si definisce omosessuale.
Non apertamente, ai tempi in cui la sua storia comincia, ma è sereno nel suo orientamento sessuale mentre ne parla ai giorni nostri.
Altra cosa trattata benissimo nella serie è proprio il fatto che Louis sia un uomo di colore omosessuale in quell’epoca.
Sì, si intuisce che non è certo una vita facile la sua, ma queste due cose non diventano il perno attorno a cui ruota la storia di Louis.
Non diventano qualcosa su cui basare ogni singolo giorno del personaggio.
Geniale anche l’idea di trasformarlo nel gestore di una catena di bordelli.
Signorile forse, ma pur sempre un magnaccia.
Il rispetto che ti guadagni quando vendi sesso è immediato e duraturo.
E arriva da parte di tutte quelle figure che hanno bisogno di discrezione, quando fanno certe cose.
Chi va ad attaccare briga con uno che può raccontare quante volte vai al bordello durante il giorno?
Così Louis sarà anche di colore e omosessuale, ma è riuscito a ritagliarsi il suo spazio in quell’epoca e il tutto ha molto senso.
Louis si troverà di fronte più volte delle merde che gli affibbieranno epiteti usati in modo irrispettoso.
A volte capiterà, ma reagirà sempre in base a quello che fa più comodo a lui.
Se non risponde è per convenienza, per non dover combattere una battaglia troppo lunga in un momento in cui ha altro da fare.
Non sta zitto perché ritiene giusto essere definito in certi modi, ma perché è più comodo stare zitti.
E Lestat è un vampiro da troppo tempo perché delle cose squallide e umane come il razzismo possano fare parte della sua natura.
Ha molto senso che Lestat sia stato cambiato in questo modo.
Nel libro era squallido.
Il fatto di essere bianco per lui era da aggiungere ai suoi pregi; sapeva che c’era una bella differenza tra chi aveva un colore della pelle e chi un altro.
Si parla addirittura di Lestat che va in giro tra gli schiavi con una frusta.
Nella serie no, affatto.
Il complesso di superiorità di Lestat è dato dall’essere un vampiro, del resto non gli frega nulla.
E il razzismo, soprattutto quello nei confronti di Louis, lo disturba.
Però non manca di utilizzare quel nervo scoperto di Louis per punzecchiarlo.
Lestat è uno stronzo e come stronzo si presenta fin da subito, con un botta e risposta agghiacciante.
Louis: It’s a hard table to get. How’d you manage it? (É un tavolo difficile da ottenere, come ci sei riuscito?)
Lestat: How’d you manage to get yourself through the front door? (Come hai fatto tu a passare dalla porta d’ingresso?)
E questo è il loro primo incontro!
Lestat è già invaghito di Louis eppure si presenta a lui così, come a dire
Questo sono io
e
Vediamo quanto riesco ad interessarti nonostante questa uscita
e ancora
Fammi vedere come ti arrabbi, perché arrabbiato mi piaci anche di più.
Nonostante la battuta sia chiaramente riferita al colore della pelle di Louis non ci leggo alcun razzismo.
C’è solo il desiderio di Lestat di toccare il nervo più scoperto di Louis e vedere fin dove può arrivare.
Lestat ha visto qualcosa in Louis, deve aver pensato che potrebbe essere un buon vampiro, allora prova a scatenarne la furia.
Noterà invece che con Louis ci vuole molto a fargli perdere la pazienza.
Proprio perché deve confrontarsi con un bel po’ di merda tutti i giorni, evidentemente ha sviluppato una pazienza immensa.
Comunque preferisco cento volte Lestat e la sua arroganza di merda, che scatena la voglia di prenderlo a calci nel culo, alla famiglia di Louis che di problemi ne ha tanti, ma tanti…
Pure più di quelli di Lestat.
Il fratello e la sorella di Louis sono scusabili, nonostante tutto si vede che vogliono bene al fratello e fanno del loro meglio.
La madre di Louis invece è da chiudere in gabbia.
Con una madre così per forza preferisci un vampiro.
E anche qui.
È Louis che ci racconta i dialoghi con la sua famiglia, c’è solo il suo punto di vista.
E perfino nel raccontare non si inventa una risposta secca alla madre che lo accusa di aver spinto il fratello al suicidio.
Non si inventa di essersi difeso da quello che gli veniva detto.
Di solito capita, quando si racconta di qualcosa che ci ha fatto star male, di una persona che ci ha fatto un torto, di abbellire il racconto con frasi che non abbiamo detto veramente.
Capita di dipingerci un po’ più tosti di come siamo stati veramente.
Lo facciamo anche senza accorgercene, viene spontaneo.
Mentre Louis nel racconto stesso è passivo e si prende tutte le porcate che la madre gli dice.
Questo o è una prova della veridicità del racconto, o una volta di più è Louis che si dipinge più vittima di com’è.
Ed entrambe le opzioni mi fanno incazzare.
Nella serie Louis ci terrà più volte a specificare che lui NON è una vittima.
Però magari due minuti dopo affermerà qualcosa che lo farà sembrare LA vittima per eccellenza.
Allora tesoro deciditi, a voce dici che non lo sei, ma poi raccontando ti dipingi così.
A che gioco stai giocando?
E vi dico subito, ancora prima di arrivare al finale di stagione, che secondo me Louis sta giocando un qualche gioco con Daniel e con qualcun altro che poi vedremo.
Perfetta espressione di Lestat per quello che ho appena affermato.
Veniamo ad una delle scene più belle della stagione, che per mancanza di termini adatti descriverei come scena di sesso, anche se lo trovo riduttivo.
Questa scena e quella del turning di Louis sono perfette, per come vedo io l’interazione tra due vampiri.
Tutto il vampiro è basato sul sangue, tutta la sua esistenza.
Quindi di certo due vampiri attratti l’uno dall’altro non avranno interazioni pulite e candide.
Saranno sempre messy, sporchi di sangue, feriti e, quando particolarmente ispirati, anche mancanti di brandelli di carne.
Io trovo molto intima anche la scena al tavolo da poker, dove Lestat parla solo a Louis ipnotizzando tutti gli altri,
però diciamo che la prima scena di vera e profonda intimità tra Louis e Lestat ha bisogno dell’aiutino da casa.
Lestat sa che Louis non è pronto ad abbracciare la sua sessualità con naturalezza, non è pronto ad ammettere di essere attratto da lui.
Quindi chiama la ragazza per cui Louis ha sempre dimostrato più apprezzamento e, attraverso lei, fa uscire Louis allo scoperto.
Louis tra l’altro non ci mette neanche tanto ad uscire, eh?
È una scena carica di sensualità, una danza tra i due protagonisti che si apre con Lestat che, alle spalle di Louis, ogni tanto cerca di sfiorarlo senza riuscirci e ritrae la mano.
Non so se era voluto o se è capitato per caso, sta di fatto che quella mancata carezza e il conseguente tirare indietro la mano di Lestat secondo me SPEAKS VOLUMES.
E poi il contatto visivo mentre si spogliano, Lestat che parla direttamente nella testa di Louis e pure facendo lo spiritoso.
E dice a Louis, direttamente nel suo cervello, che è bello, che lo guarda da tempo e lo chiama già compagno.
TANTISSIMA ROBA!
Qui aprirei già una piccola parentesi sul sesso/unione tra vampiri (anche se qui non è ancora tra vampiri) di cui inevitabilmente si parla in questo tipo di racconti e che ognuno vede un po’ come vuole.
Poi ne parlerò meglio, ma ci tengo a dire già qualcosa.
Io sono sempre dell’idea che non si può affibbiare lo stesso modo di unirsi degli umani a tutte le creature dell’immaginario (che palle).
Che poi già tra gli umani il modo umano è una palla, ma questa è la mia personale visione del sesso.
Un po’ di fantasia ci vorrebbe.
Soprattutto in un contesto in cui due persone si stanno scambiando delle sensazioni, rendendosi vulnerabili l’una agli occhi dell’altra.
Per intendersi: che l’atto massimo del fare l’amore sia la penetrazione è proprio di una tristezza infinita, per me.
Immaginatevi quanto la posso trovare triste tra due vampiri.
Quindi ai miei occhi il morso, i morsi, tra due vampiri sono il massimo dell’intimità e della reciprocità.
Un dare e avere di emozioni e sensazioni.
Qualcosa che parte e finisce col sangue, perché i vampiri sono sangue.
Al di là di quello, poi, in questo scenario ci si può inserire tutta una serie di altre pratiche.
Tutte quelle che volete.
Perché il ricordo dell’umanità nel vampiro consente anche di attivare una serie di zone del corpo su cui i vampiri hanno controllo e che possono usare all’occorrenza.
Ma qualsiasi cosa riporti troppo il vampiro all’umano che era mi fa storcere il naso. Gusti personali.
Immagino che i vampiri millenari si accoppino pure con la forza del pensiero, pure a distanza, si agganciano tipo Wi-Fi.
Fare sempre le solite cose è un po’ una rottura.
PERÓ.
Il mio però è sempre il solito, c’è, ed è dato da una tradizione decennale di sesso etero mostrato nell’intrattenimento, anche dove non serve.
E che ha rotto le palle ampiamente, non se ne può più.
Quindi ben venga sesso omosessuale di qualsiasi tipo, pure fra vampiri.
Questa è l’aggiunta doverosa.
Anzi, mettetecene tanto ad ogni stagione, che c’è molto da recuperare da questo punto di vista.
Anyway, questa scena nella serie avviene quando Louis è ancora umano.
Quindi il piacere che trae Louis dall’incontro è quello dato dalla sensuale presenza di una creatura non umana che a Louis già piace, ma che è anche ammaliante per natura.
Il piacere di Lestat invece è molto legato alla fame che Louis può saziare.
Louis è buono da mangiare; ancora il rapporto tra i due non è abbastanza equilibrato.
Mi piace questa scena proprio perché è molto simbolica.
Potrebbe esserci stata un’unione più umana, per venire incontro a Louis, potrebbe anche non esserci stata, visto che il morso già unisce i due a sufficienza.
Ad ogni modo a Louis tanto basta per sentirsi in colpa a vita.
Io lo prenderei a testate, ma va beh.
E per concludere in bellezza, alcune considerazioni sulla scena del turning in chiesa.
No, dico, in chiesa e mentre Louis si sta confessando, appunto, per i peccati commessi.
Altro che il racconto scialbo e superficiale di Louis nel libro Interview With The Vampire.
Nella serie innanzitutto c’è Jacob, bravissimo, che in quei pochi minuti condensa tutta l’essenza di Louis, costantemente lacerato da dubbi interiori e da sensi di colpa.
Mentre urla tutte le sue colpe al prete confessore, Lestat l’assolutore irrompe in chiesa e crea l’apocalisse.
L’apocalisse, niente di meno.
Louis ha già il sospetto che Lestat sia una creatura non umana, lo definisce The Devil.
E, mentre nel libro a Lestat piace definirsi proprio così, nella serie rinnega questa definizione.
“Non sono il diavolo,” ci tiene a specificare Lestat, “Ma posso darti la morte.”
E lì, nel bel mezzo di morte, sangue, distruzione, fuoco e caos, all’invito di Lestat di diventare un vampiro, di diventare il suo compagno, di iniziare quell’avventura eterna con lui…
Louis risponde di SÍ.
Io non vedo alcuna costrizione.
Ai miei occhi Louis è stato salvato, non condannato.
Lestat gli ha dato la migliore opzione da scegliere tra una vita mortale di sofferenza, senso di colpa e dissimulazione e una vita eterna ad essere semplicemente se stesso, come vuole e quando vuole, senza doversi giustificare.
E Louis sceglie quello che avrei scelto anch’io.
Da qui infatti mi scatta il fastidio nei suoi confronti le volte in cui ritornerà ai suoi meccanismi umani di vittimista depresso coi sensi di colpa.
E le volte in cui incolperà Lestat di cose che ha deciso di fare tutte per i fatti suoi.
Louis dice di sì, ma più volte farà finta di essersene pentito.
Dico farà finta per buone ragioni.
Secondo me a Louis spesso fa comodo far finta di odiare la vita da vampiro per giustificarsi allo specchio delle cose che tutto sommato invece gli piace fare.
Un po’ come fa Will Graham.
Lestat nell’invitarlo a diventare il suo compagno non lo morde e si fa mordere e via, chiuso lì, sei un vampiro, auguri.
Lestat lo seduce con parole sincere, lusinghe, lodi, tutte sentite.
Louis si accorge che, a dispetto del sangue che gli cola dalla bocca, Lestat in quel momento è la creatura più gentile che ha incontrato.
Lestat gli dice che lo vuole con lui, che lo vuole come compagno così com’è, senza maschere e senza giustificarsi mai più per ciò che è, gli ripete quant’è bello e soprattutto dichiara
con questa faccia, sottolineerei
“I love you, Louis” chiaro e tondo, lì, senza giri di parole, senza pensarci su, senza trattenersi.
Perché quella è la verità e, a dispetto di tutto il caos che sarà il loro rapporto, quella cosa non cambierà mai: Louis è il grande e unico amore di Lestat.
Lestat quindi glielo dice a parole, la risposta di Louis invece è a gesti, altrettanto loquaci.
Louis risponde attirandolo a sé, baciandolo, scoprendo il collo; metaforicamente e letteralmente offre se stesso.
E anche qui il morso di Lestat per Louis è estasi così come per Lestat lo è il fatto che Louis beva il suo sangue.
Questo è tutto ciò che serve ai vampiri per unirsi, non c’è intimità maggiore di questa.
E così Louis diventa un vampiro, finalmente.
E avrà tutta l’eternità per rompere il cazzo in tutti i paesi del mondo, a tutti i vampiri del mondo e pure a qualche umano.
Ti voglio bene, Louis.
Alla prossima puntata e guardate Interview With The Vampire!






















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